Dopo l’intervista ad Erika Millea di Otakube, a poco meno di un mese dall’inaugurazione di Virtual Agorà, Giulia e Nicole ci raccontano le vicissutini dell’associazione di questi ultimi due anni. Tra ritardi e mancanze amministrative non hanno mollato ed oggi sono più forti che mai!

Ciao Giulia, ciao Nicole come va?
Ciao va tutto bene! Dopo una lunga sessione d’esame abbiamo ricominciato i corsi. La nostra vita si svolge tra università e Virtual Agorà, Virtual Agorà e università. Cerchiamo sempre di conciliare le due cose, non è sempre facile, ma ce la facciamo.

Come state vivendo il progetto in questo periodo? Cosa vi ha spiazzato, motivato o fatto davvero arrabbiare? Il bello e il meno bello.
Davvero arrabbiare? Il Comune! Dopo un anno e mezzo di battaglie pensavamo di aver trovato un accordo e neanche un mese dopo aver consegnato il patto, la vicesindaco, che credeva molto in noi e nel progetto, è stata licenziata e il patto non è mai arrivato in giunta. Sono seguite attese, rimbalzi da una figura istituzionale all’altra. Abbiamo iniziato a dialogare con chi era responsabile dei beni culturali. La dirigente in carica ci fa sapere che il patto non andava bene, iniziano le telefonate tra la dirigente e Pasquale Bonasora del SIBEC, nostro intermediario poiché esperto di patti di collaborazione.

Con lui riusciamo a trovare un accordo con il dipartimento dei beni culturali che prevedeva la redazione di un appendice alla convenzione, tra Jobel, che è l’ente che gestisce il Parco Pitagora, il comune e noi.

Dopo la sottoscrizione della convenzione anche questa dirigente è stata sollevata dall’incarico. Ci siamo attivati per trovare un contatto, un qualche punto di incontro. Abbiamo scritto al Comune e ci hanno risposto che la nuova dirigente deve ancora entrare in carica e per questo di aspettare. Abbiamo anche parlato col sindaco, l’idea era piaciuta siamo andate in comune con il visore, gli abbiamo mostrato quello che facciamo, il cuore del nostro progetto. Nonostante questo i tempi si sono prolungati e le responsabilità si lasciano ricadere sempre su altri. Allora ne abbiamo parlato con Lucia Moretti, Presidente di Goodwill, ente promotore del progetto Giovani e Futuro Comune e con Jobel, i quali subito si sono attivati per porre rimedio alla situazione.

Pertanto sottoscriveremo una convenzione soltanto con Jobel e il comune ne rimarrà fuori. E’ l’unico modo per entrare nel bene comune e realizzare la nostra idea. Speriamo di aver risolto definitivamente.

Oggi avete la stessa motivazione che avevate due anni fa quando avete vinto la business competition?
Siamo più motivate oggi, perché quella che era solo un’idea si sta concretizzando. La motivazione è triplicata. Non neghiamo che ci sono stati momenti di difficoltà in cui pensi di lasciare tutto. Non riuscivamo a sentirci con gli altri del team, a dividerci i compiti, eravamo come bloccati. Poi ci siamo resi conto che è importante fare, anche se questo significa da 7 componenti rimanere in 4. Abbiamo capito che fare vuol dire responsabilizzarsi. Stiamo vedendo il progetto dalla nascita alla sua realizzazione, vederne ogni passo ti da la carica e la motivazione.

Virtual Agorà cosa non farebbe di quello che ha fatto?
Sceglieremmo bene le persone con cui condividere il nostro progetto e che possono entrare nell’associazione. Per il resto rifaremmo tutto: durante un percorso di crescita come questo è normale fare errori.

Se vi trovaste di fronte un futuro partecipante di Giovani e Futuro Comune cosa gli direste? Fallo o scappa?
Fallo, però pondera bene le tue scelte. Prima di chiudere un contratto, cerca di informarti bene su tutto. Cerca di avere sempre accanto qualcuno che creda nel progetto così come ci credi tu, che possa consigliarti e guidarti. Assolutamente sì, perché questo progetto è una crescita personale, a livello culturale, a livello personale, lavorativo. Ti ritrovi a sperimentare cose che alla nostra età si studiano soltanto nella teoria, come il business plan, il pitch o la rendicontazione.

Pensate che avreste raggiunto questa maturità, questa responsabile maturità nei confronti del progetto e del team, se queste difficoltà non ci fossero state?
Le difficoltà servono a crescere. Bisogna sbatterci la testa, non avremmo apprezzato tutto allo stesso modo, ne siamo convinte.

Cosa vi ha spinto in due anni a resistere, ad aspettare, ad incassare?
Il team. Avere delle persone su cui contare che sono colleghi e amici è importante. E vedere che quello che stiamo realizzando supera le nostre aspettative ci spinge a continuare sempre più determinati: ci stiamo riuscendo, ce la stiamo facendo. E poi il carattere, se si inizia a costruire un castello bisogna avere la pazienza di partire dalle fondamenta e continuare sen. Senza smettere di crederci e se si fa nel modo sbagliato si cambia, ma si continua a fare.

Cosa avete imparato in questi due anni?
Nel primo anno abbiamo imparato a fare un pitch, un business plan, un business model canvas. Abbiamo imparato a presentare le nostre idee davanti a un grande pubblico quale quello della Business Competition, a lavorare in squadra ora che ne abbiamo una che funziona, cosa significa dover portare avanti un’associazione di promozione sociale. Abbiamo scoperto che per qualsiasi cosa nella vita ci vuole responsabilità. Siamo cresciute a livello di maturità. Quello di Giovani e Futuro Comune è un percorso che ti porta a crescere. Abbiamo scoperto Pitagora. Come organizzare il tempo. Siamo riuscite a conciliare università, associazione, vita privata. Abbiamo imparato a relazionarci con i fornitori. A non impiegare due ore per inviare un’email. Più di tutto, però, a non mollare.

Ricominciamo dalla domanda che abbiamo fatto all’inizio. Ciao Giulia ciao Nicole come va? Se dopo questo percorso mentale chiedessimo a voi, in rappresentanza di Virtual Agorà: Ciao Virtual Agorà come va? Cosa rispondereste?
Siamo in fase di apertura. Dovremmo inaugurare tra un mese e mezzo. Per una volta sta procedendo tutto come deve. Siamo un po’ stressati per l’organizzazione dell’evento come è giusto che sia, ma tutto procede per come abbiamo finora programmato. In questo periodo siamo affiatati, lavoriamo bene in team, come fossimo uno solo, coordinati e complici.