Tra gli ospiti che animeranno il palcoscenico dell’Auditorium Guarasci il 10 maggio ci sarà anche lui: Mirko Filice in arte Kiave. In vista della Business Competition abbiamo rubato un po’ del suo tempo chiedendogli di rispondere a qualche domanda. Il risultato è uno spaccato della sua esperienza, intrisa di significato che spinge a riflettere. Buona lettura!

Giovani e Futuro Comune è un progetto che crede molto nei giovani e nel valore che possono dare al nostro territorio, raccontaci un po’ il tuo impegno con i giovani.

Dipende sempre cosa si intende per giovani, a molti di quelli che io chiamerei cosi, non piace questa definizione. Non credo che la musica debba avere una valenza pedagogica ma so per certo che quello che scrivi nei testi, che dici nelle interviste o su un palco, può influenzare chi ascolta.
Il mio impegno è proprio quello di mettere in rima le cose che l’Hip Hop, ma anche la vita in generale mi hanno insegnato, in modo tale da poter rendere utile quello che faccio, anche se fosse per una persona sola.

Ultimamente sto tenendo uno dei miei laboratori di scrittura creativa per un Tutoring con ragazzi delle scuole medie, e su molte cose mi rendo conto che siamo proprio noi adulti a sottovalutarli, convinti che i nostri problemi siano più grandi dei loro, ma nessuno dovrebbe mai scordare quanto erano grandi i problemi dentro di noi quando avevamo meno anni perché è tutto proporzionato. Il trucco è quello di cercare di mantenere sempre vivo il bambino che è in noi… così da poter avere l’umiltà di imparare dai “giovani”, perché è l’unica via per cercare di avere la loro fiducia e quindi trasmettere loro qualcosa.

Nel tuo primo brano tratto dal tuo ultimo album stereotelling (tutto attaccato 😊) “Lasciami sbagliare” c’è una frase “Il peggiore schiavo è chi ama le sue catene”,
Che cos’è che può rendere i giovani schiavi inconsapevoli?

Il passare poco tempo con se stessi e quindi avere poco tempo per riflettere e cercare di scoprirsi per entrare in totale armonia con la propria identità. Penso che nell’era degli smartphone passiamo davvero poco tempo senza interagire con nessuno, abbiamo perso di vista il valore della solitudine, la vediamo come un mostro, come qualcosa che ci rende “sfigati”, quando invece, come diceva De Andrè, “la solitudine è un lusso che non tutti possono permettersi, non può permettersela il politico ad esempio…” Penso che essere schiavi dell’opinione che hanno gli altri di noi, o di uno schermo touch screen, o anche della paura del silenzio, sia qualcosa di realmente pericoloso al giorno d’oggi.

Vivere al Sud e il Sud, al di là dei luoghi comuni, non è semplice, ma chi va via ne ha sempre nostalgia, per Kiave è così? Qual è il rapporto con la tua terra?

Io ancora oggi, dopo quasi 13 anni che ho lasciato la mia città mi sveglio convinto di essere a Cusè. l’ho lasciata che ero abbastanza grandicello già, quindi mi sono formato quasi interamente li. È la mia forza, la mia energia, la mia maggiore fonte di ispirazione. E so che un giorno ritornerò qui più forte di prima, per mettere al servizio della mia terra tutto ciò che ho imparato nelle altre città in cui ho vissuto, cioè Roma e Milano.

Regalaci un in bocca al lupo!

Spaccate tutto!