Non sprecare è una responsabilità sociale! Tu sei uno sprecone? Magari sì, però credi di no o forse non sai in che misura lo sei davvero! Ma non temere c’è sempre tempo per redimersi e recuperare. Vuoi sapere perché? Puoi facilmente immaginarlo. La frase “pensa a quanti bimbi nel mondo muoiono di fame” che si dice ai più piccoli per convincerli all’ultimo boccone non è buttata lì per caso. Si fonda su dati reali. E mentre si insiste nella quotidianità ad ignorare rimanenze, scadenze, eccedenze, il cibo sparisce dai frigo e dalle dispense per finire nelle pattumiere di casa nostra. Secondo l’Osservatorio Waste Watcher quelli che buttiamo via dalle nostre tavole sono quasi 12 miliardi all’anno, il 75% circa dello sperpero annuo di cibo che ammonta a 16 miliardi.

E pensare che con questi numeri potremmo sfamare il 30% della popolazione del nostro pianeta! Ma perché lo facciamo? Probabilmente non abbiamo la reale percezione di quante cose inutili acquistiamo, cuciniamo e diamo in pasto ai rifiuti.  Beh c’è chi sta iniziando a fare qualcosa per generare consapevolezza e redenzione. Trento, infatti, ha inaugurato la stagione primaverile con la campagna di buone pratiche facendo entrare nelle famiglie oltre all’aria mite e al profumo dei fiori anche un “diario alimentare”. Una sorta di taccuino dove annotare tutte le abitudini legate al consumo di cibo, per prevenire, ridurre ed eliminare gli sprechi. Il diario, disponibile ora per tutti cittadini, è stato promosso dal Ministero dell’Ambiente con il progetto Reduce, realizzato dall’Università di Bologna nell’ambito della campagna Spreco Zero promossa con Last Minute Market.

Una campagna di sensibilizzazione a tutti i livelli che vede in prima linea Last Minute Market, l’iniziativa sociale nata alcuni anni fa per trasformare gli sprechi della grande distribuzione in risorse. Grazie ai Last Minute Market, infatti, i prodotti alimentari giudicati invendibili da bar, ristoranti o altre attività commerciali, perché prossimi alla scadenza o dall’aspetto imperfetto, vengono riutilizzati. Inseriti nel mercato “dell’ultimo minuto” vengono destinati ad Onlus, cittadini bisognosi, associazioni di volontariato e beneficenza. Un consumo sostenibile, attivo in 40 città italiane grazie all’iniziativa di un gruppo di ricercatori della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, sotto la supervisione del Professore Andrea Segrè.

Un modello di business che garantisce a chi mette a disposizione il cibo di evitare lo smaltimento e alle associazioni di avere sempre prodotti a disposizione. Un progetto che continua a quantificare gli sprechi e indirizzarli a destinatari che hanno urgente bisogno. Perciò non sprecare! E’ una responsabilità sociale ed anche economica!

Tu cosa ne pensi?